Aggiornamenti sull’esame di Stato e sulla laurea abilitante in psicologia

Nell’ottica della semplificazione delle modalità di accesso all’esercizio di alcune professioni, tra cui quella di psicologo, nonché di una più diretta, immediata ed efficace collocazione dei giovani nel mercato del lavoro, le istituzioni si stanno adoperando affinchè venga ridefinita l’offerta formativa universitaria e sia velocizzato il percorso che l’aspirante psicologo intraprende per abilitarsi all’esercizio della professione.

Sono queste le finalità della legge sulle lauree abilitanti, approvata definitivamente dal Senato della Repubblica il 28 ottobre 2021.

“Laurea abilitante” non significa abolire la verifica, ad opera dello Stato, delle competenze del candidato psicologo, attenzione!

Si tratta di un equivoco che può trarre in inganno e condizionare le vostre scelte e i tempi di avvio della professione.  L’accertamento dell’effettiva idoneità del candidato all’abilitazione professionale continuerà ad esistere, eccome! Esso sarà solamente anticipato al momento della discussione della tesi di laurea, quando la commissione giudicatrice, integrata da professionisti designati dall’ordine degli psicologi, accerterà il livello di preparazione e valuterà  conoscenze e competenze di chi si sta avviando all’esercizio della professione.

Il comma 1 dell’articolo 3 della legge in questione recita: “Gli esami finali di laurea e di laurea magistrale di cui agli articoli 1 e 2 comprendono lo svolgimento di una prova pratica valutativa delle competenze professionali acquisite con il tirocinio interno ai corsi di studio, volta ad accertare il livello di preparazione tecnica del candidato per l’abilitazione all’esercizio della professione. A tal fine, la commissione giudicatrice dell’esame finale di laurea è integrata da professionisti di comprovata esperienza designati dagli ordini o dai collegi professionali o dalle relative federazioni nazionali. Con uno o più decreti del Ministro dell’università e della ricerca, da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di svolgimento e di valutazione della prova pratica valutativa nonché la composizione della commissione giudicatrice dell’esame finale per il conseguimento delle lauree abilitanti”.

La portata innovativa della riforma in questione non si ferma a questo. Non è solo la neutralizzazione del lasso temporale intercorrente tra il titolo accademico e la prima partecipazione utile per l’esame di Stato a cambiare le carte in tavola. Lo è, piuttosto, l’adeguamento della disciplina della classe di laurea e dei corsi di studio ad essa afferenti.

Secondo il comma 2 dell’articolo 3, le modalità di svolgimento e di valutazione della prova pratica valutativa, compresa la composizione paritetica della commissione giudicatrice, e l’adeguamento della disciplina dei corsi di laurea devono essere disciplinate da un decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Tale decreto dovrà definire i criteri generali in conformità dei quali i singoli atenei disciplinano l’ordinamento degli studi dei corsi universitari. Il comma 3 del citato articolo 3 dispone che le università sono tenute ad adeguare i propri regolamenti didattici di ateneo tramite lo strumento del decreto rettorale.

In altre parole, affinchè la laurea in psicologia diventi abilitante, ossia permetta a chi discute la tesi di laurea di essere contestualmente valutato idoneo o non idoneo a svolgere la professione di psicologo, occorre che:

  • il Ministro dell’Università e della ricerca emani, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, un decreto che definisca i criteri generali di adeguamento dei corsi universitari da parte degli atenei e che definisca le modalità di svolgimento della prova pratica e di composizione delle commissioni giudicatrici ai fini della valutazione delle competenze del candidato psicologo;
  • il senato accademico degli atenei, su proposta delle strutture didattiche, deliberi un regolamento degli ordinamenti didattici da inviare al Ministro dell’Università e della ricerca per l’approvazione. Il Ministro approva il regolamento entro 180 giorni dal ricevimento. Se non si pronuncia, il regolamento si intende approvato ed è emanato con decreto del rettore.

La disciplina del carattere abilitante dell’esame finale di laurea avrà decorrenza dall’anno accademico successivo a quello in corso alla data di adozione dei decreti rettorali cui è demandato l’adeguamento dei regolamenti didattici di ateneo.

Al fine di contrastare eventuali forme di inerzia da parte degli atenei, il comma 3 dell’articolo 6 stabilisce che per le università che non adeguano i regolamenti didattici entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca si procede alla sospensione dei finanziamenti.

Cosa succede a chi si laurea prima della riforma dei percorsi accademici

 L’articolo 7 del disegno di legge sulle lauree abilitanti prevede 2 casi:

  • gli studenti laureati che non hanno effettuato il tirocinio acquisiscono l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo previo superamento di un tirocinio pratico valutativo e di una prova pratica valutativa le cui modalità sono individuate con decreto del Ministro dell’Università e della ricerca di concerto con il Ministro della Salute.
  • gli studenti laureati che hanno completato il tirocinio professionale ai sensi della normativa vigente(articolo 52, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n.328) acquisiscono l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo previo superamento di una prova orale su questioni teorico-pratiche relative all’attività svolta durante il tirocinio nonché su aspetti di deontologia professionale. Le modalità di svolgimento e di valutazione della prova orale, nonché la composizione paritetica della commissione giudicatrice sono stabilite con decreto del Ministro dell’Università e della ricerca.

 Il Ministro dell’Università e della ricerca è intervenuto il 5 maggio con un’ordinanza ministeriale dove si legge che nel 2022, per la prima e la seconda sessione degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di psicologo, con inizio rispettivamente il 25 luglio e il 17 novembre, si ritiene di adottare le stesse modalità stabilite dai decreti ministeriali per gli anni 2020 e 2021. L’articolo 9 dell’ordinanza riporta poi il testo della legge sulle lauree abilitanti specificando che l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo è conseguita previo superamento di una prova orale su questioni teorico-pratiche relative all’attività svolta durante il medesimo tirocinio professionale nonché su aspetti di legislazione e deontologia professionale, che verrà disciplinata dal decreto ministeriale attuativo dell’articolo 7, comma 2, della legge 8 novembre 2021, n. 163.

In poche parole, siamo ancora in attesa del decreto ministeriale attuativo della legge sulle lauree abilitanti.

Il caos delle questioni teorico-pratiche relative all’attività di tirocinio

Cosa si intende per questioni teorico-pratiche relative all’attività di tirocinio? È un interrogativo che si protrae dalla sessione EDS 2020 quando, sotto l’emergenza dettata dal Covid, le linee guida del CNOP suggerirono alle università italiane di dare avvio alla prova richiedendo alle/ai candidate/i una breve descrizione della propria esperienza di tirocinio. A partire da questa, la Commissione avrà modo di richiedere approfondimenti di aspetti diversi, collegamenti e riflessioni critiche, da potere richiamare o ricondurre all’esperienza di tirocinio esposta.

Purtroppo si verificarono incidenti di percorso perché furono in molti a sentirsi autorizzati a portare all’esame delle commissioni soltanto un riassunto dell’esperienza di tirocinio. Nei fatti, le commissioni si sbizzarrirono a chiedere di tutto e di più. Alcune università aderirono in toto ai suggerimenti del CNOP limitandosi a formulare domande su costrutti, progetti ed aspetti pratici attinenti alle questioni del tirocinio. Altre spaziarono in lungo e in largo.

Non vorrei che tutta questa confusione ed incertezza fossero determinate dalla resistenza delle istituzioni nei confronti dell’impazienza di talune lobbies informali che, avviando una vera e propria battaglia contro l’esame di Stato prima dell’effettiva riforma dei corsi di laurea, non hanno mai fatto i conti con le potenziali conseguenze dell’abilitazione di massa di migliaia e migliaia di futuri professionisti sanitari. Sono sempre stata convinta della necessità di riformare i corsi di laurea in psicologia prima di abolire il filtro dell’EDS. Non perché lo studio per il superamento dell’esame di Stato riesca a formare un futuro psicologo, ma perché il vaglio di una commissione di esperti possa almeno sbarrare la strada a chi non conosce a fondo le basi teoriche e gli strumenti della psicologia,  come spesso accade a chi si presenta all’esame, e gli impedisca di gestire aspetti delicati come la sofferenza umana e la salute mentale delle persone.